Montello - il bosco dei dogi

Storia

Uno degli elementi del paesaggio che nel passato hanno influenzato la scelta del Montello come luogo ideale per gli insediamenti umani è stato sicuramente la vicinanza del Piave, sia come produttore di risorse che come via di comunicazione.
Durante le fasi temperate del periodo glaciale wurmiano, comparvero nella Valle del Piave i primi uomini di Neanderthal e i grandi mammiferi come il mammuth. Di questo periodo preistorico e dell'età del bronzo sono stati ritrovati vari reperti, sia di fossili animali che di manufatti, nei campi adiacenti la chiesa di Santa Mama, presso la grotta del Tavaran Grando, in località Campagnole di Nervesa e nel settore nord-orientale del Montello. Parte di queste testimonianze sono esposte al Museo Civico di Crocetta del Montello "La Terra e L'uomo".
Alla fine dell’età del bronzo, crebbe notevolmente l’importanza di Montebelluna, che divenne un importante punto d'incontro tra la pianura veneta e le vallate alpine ricche di minerali, data la sua posizione strategica nella fascia pedemontana.

Quando i romani arrivarono nel nord Italia (2o sec. d.C.), i Veneti diventarono parte della federazione romana ed iniziarono a specializzarsi in alcune produzioni locali, come ogni altra parte dell'impero.

La Piave si dimostrò essere una perfetta via d'acqua, fungendo da ponte tra la regione alpine e la costa adriatica. Tutto ciò favorì la nascita e lo sviluppo di centri importanti lungo le sue rive, come Nervesa della Battaglia.

L'area veneta iniziò a delinearsi durante questo periodo con grandi cambiamenti a livello paesaggistico, agricolo e viario. Durante questo periodo l'agricoltura verteva per dipiù su frumenzo, orzo, miglio e vite. Comunque il Montello non fu molto influenzato da questi cambiamenti, e continuò a conservare il suo aspetto originale.

Tutto rimase pressoché immutato fino al XI e XIII secolo d.C. quando si avviarono le prime grandi opere di bonifica, di irrigazione e di dissodamento del paesaggio agrario, resesi necessarie per la sua riorganizzazione. L’entrata dell’area montelliana all’interno dei domini della Repubblica di Venezia determinò un periodo di pace e tranquillità. Venezia seppe proiettare verso la terraferma la sua volontà innovatrice e grazie ai capitali delle nobili famiglie che si riversarono nell’entroterra, vennero introdotti importanti cambiamenti soprattutto riguardo le nuove colture. Gli abili mercanti veneziani, infatti, seppero immediatamente riconoscere il valore delle nuove coltivazioni arrivate delle Americhe: mais, patate, fagioli, pomodori e alcuni nuovi vitigni. La nuova economia di mercato che iniziò ad instaurarsi, favorita anche dalla famosa pax veneziana, determinò un’esplosione demografica e una certa stabilità economica. E’ nel secolo XVI che si cominciarono ad edificare le grandi ville lungo le fasce pedecollinari e ai piedi del Montello.
Riguardo prettamente all’area collinare, fin dal 1471 la Serenissima Repubblica di Venezia si preoccupò direttamente del Bosco del Montello, con la legge del “bando” venivano espropriati tutti gli abitanti e chi aveva preso possesso delle aree boschive, facendo diventare demaniali tutte le proprietà. L’intero Bosco del Montello diventava riserva forestale dell’Arsenale il quale dovette preoccuparsi anche della gestione e della sorveglianza. Nel 1515 vennero nominati i “saltari”, una sorta di custodi del bosco e nel 1527 venne eletto un primo “Capitano del Bosco del Montello” che era impegnato nella sorveglianza del patrimonio boschivo con l’aiuto di alcune guardie a cavallo. Questa particolare politica mirava ad una pianificata coltura forestale, che doveva essere in grado di assicurare una costante e continua produzione di legname per l’Arsenale. Il progetto di "coltivazione" appoggiato dalle leggi dello stato si preoccupava che nessuno, senza regolare permesso, potesse tagliare né rami, né cime, né piante di alcun tipo. Si ridussero sempre più gli spazi agricoli e furono previste pene gravi anche per chi falciando l’erba, avesse inavvertitamente tagliato le piccole querce.
Durante la “coltivazione” delle querce, cui si rivolgevano le particolari attenzioni della Serenissima, si praticavano speciali potature in grado di modellare il tronco adattandolo ad una determinata parte della nave. Tali tecniche silvicole erano estremamente specializzate e degne della moderna foresticoltura.

Con la caduta della Repubblica di Venezia venne a mancare la protezione del bosco, sebbene furono fatti pallidi tentativi, sia francesi che austriaci, per riordinare la legislazione in materia durante il XIX secolo. L’arrivo della Repubblica Italiana diede l’ultimo colpo di grazia a ciò che restava dell’antico bosco della Serenissima. Con la Legge Bertolini del 1892, l’area forestale venne disboscata quasi per intero e assegnata per metà a famiglie povere e l’altra metà venduta a privati per promuovere la crescita delle aree agricole, facilitata anche dalla costruzione delle prime strade interpoderali che servivano trasversalmente (le Prese numerate da est a ovest dal uno al venti) e longitudinalmente tutta la collina. L’assenza di acque superficiali, determinò il mancato raggiungimento degli obbiettivi di Bertolini e lentamente il bosco tornò a farla da padrone.

Durante gli anni della Grande Guerra il Montello si ritrovò in prima linea, e divenne un poderoso sistema difensivo con il disboscamento (ancora una volta) di quasi tuta l’area per la costruzione di opere militari necessarie ad ostacolare l’avanzata dell’esercito austro-ungarico.
Dopo la disfatta di Caporetto la situazione si fece più critica e la maggior parte della popolazione emigrò profuga in altre regioni italiane. La Battaglia del Solstizio tra il 15 e il 23 Giugno 1918 provocò la perdita di molte vite umane.

In poco tempo venne cancellato un patrimonio storico, artistico e culturale che aveva segnato lo splendore di quest’area. Ricordiamo, oltre alle varie ville affrescate, l’Abbazia di Nervesa che oggi si staglia nel cielo con le lugubri rovine a monito di quanto disastrosa sia la scelta di una guerra. Oggi monumenti e toponimi ricordano continuamente lungo tutta l’area del Montello quei tristi momenti, sono testimonianze che vivono nel territorio e che rimangono ad imperituro monito della barbarie della guerra.

FacebookYoutube

I sapori del Montello

Prodotti locali