Montello - il bosco dei dogi

Le grotte del Montello

Tavaran GrandoDa sempre le grotte hanno esercitato un fascino misterioso sull'uomo, che ad esse ha associato molteplici significati: dal culto della vita con il dio Mitra e con la Sacra Natività, a quello della morte, con l'identificazione in esse degli inferi o delle tane dei draghi.

Sul Montello, l’attività della natura e il trascorrere del tempo, modellarono il colle con ampie valli a “V” nei versanti centrali, e numerose doline sulla sua superficie, mentre il lavoro di erosione andava a formare le grotte nel sottosuolo.

L'esplorazione delle grotte del colle è un'attività relativamente giovane, che iniziò a cavallo tra 1'800 e il `900. Infatti prima di allora il colle era un'area di demanio, prima della Serenissima Repubblica di Venezia e poi dell’Impero Austroungarico. Il primo autore, che riportò rilievi e nomi delle principali grotte, fu Antonio Saccardo.

Oltre 60 grotte naturali possono essere ammirate poiché comunicanti con l'esterno e per lo più accessibili all'uomo. Le loro dimensioni variano da pochi metri fino agli oltre 8 km del "Castel Soto Tera", una delle più grandi grotte al mondo in conglomerato.

Numerose di queste cavità, prevalentemente sul versante settentrionale, furono impiegate come ricoveri o postazioni durante la Prima Guerra Mondiale e alcune recano ancora le opere di fortificazione che le hanno profondamente trasformate. Ad esse si affiancano anche diverse cavità artificiali costruite nello stesso periodo ed adibite a postazioni di mitragliatrici o usate come osservatori.

Ma gli ambienti carsici, come il Montello, sono anche ricchi di sorgenti e queste sono presenti in gran numero, sia alle quote più alte che lungo la base. L'abbondanza di acqua e di ricoveri naturali favorì la presenza dell'uomo fin dalla preistoria e numerosi reperti latici, qui ritrovati, sono visibili nei musei locali a testi¬monianza degli antichi cacciatori. Una di queste cavità, forse la più suggestiva, è il "Tavaran Grando", a Nervesa della Battaglia vicino al Piave, di fronte all'ansa che il fiume fa per aggirare ad est il rilievo e gettarsi definitivamente nella pianura.

Nel medioevo una grotta del Montello fu scelta dall'eremita San Girolamo quale sua dimora e successivamente, nei suoi paraggi, sorse una imponente Certosa. Napoleone ne volle la rovina, ma i suoi resti sono ancora visibili, assieme alla Grotta nella valle delle Tre Fonti.

Per escursioni all'interno delle grotte del Montello: Enrico Tirindelli (Guida naturalistica e ambientale) cell. 328 0175442

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